Prendo in prestito il titolo di questo post da ciò che il mio compagno ha pubblicato sullo status del suo profilo FB qualche giorno dopo essere arrivati in Islanda. La canzone di Gilmour (orig. On an Island) è diventata automaticamente la colonna sonora di un viaggio tra i più belli e intensi che abbia mai fatto. 13 giorni, 2.500 km, una decina di tappe, e.... troppe cose, sensazioni, emozioni, da elencare! Talmente tante che a distanza di quattro mesi i miei ricordi stavano sbiadendo, le immagini si stavano rintanando in qualche angolino della mia memoria, e più cercavo di tenerle, più mi sfuggivano. Fino a quando il mio compagno non ha montato un breve video, filmati fermo immagine di 10 secondi, unico audio il rumore circostante in presa diretta. Sono sincera, lì per lì ho approcciato la visione con l'entusiasmo tipico di chi si appresta a guardare il filmino delle vacanze degli amici... Il timore di un senso di vicinanza un po' artificiale, condito dalla sensazione che oramai quel viaggio facesse parte di qualcosa di passato, andato, difficile da rivivere. Ma già dai primi secondi ho capito che non sarebbe stato così. Subito ho ritrovato, o meglio ho sentito l'Islanda che stavo perdendo! Eccola! A tutto tondo, eccola lì! I ghiacciai, le strade senza fine, i sentieri lungo i crateri, i laghi, le pecore, le sterne codalunga, le oche selvatiche, le foche marine, i fiordi, le cascate, il suono e l'odore del vento, del mare, dello zolfo, l'acqua e il freddo vento sulla pelle e sul viso! Ho risentito tutto ciò in 3 minuti di video, la potenza del ricordo, quella incredibile sensazione di libertà e di apertura alla natura. Rivivo tuttora alcuni "qui ed ora" provati: in cima ad un cratere spento, in piedi su una scogliera davanti all'oceano, seduta su una panchina a prendermi il sole di mezzanotte. La sensazione di una terra che vive, respira, si muove, si incazza e si acquieta, ride e piange. E tutto ciò mi riempie ancora il cuore.
Ho ritrovato l'altro ieri una canzone di Björk, che non sentivo da anni, perfetto riassunto di ciò che sento.
All that no-one sees
you see
what's inside of me
every nerve that hurts you heal
deep inside of me
you don't have to speak - i feel
emotional landscapes
they puzzle me
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